Né destra né sinistra



Tutti i partiti esistenti pongono al centro delle loro scelte la crescita delle produzioni di merci.
Tutti i partiti esistenti pongono al centro delle scelte politiche la crescita della produzione di merci.
Tutte le formazioni politiche di destra e di sinistra sono accomunate da Questo obiettivo. E non poteva essere diversamente perché la loro cultura e la loro storia, le loro classi sociali di riferimento – imprenditori, professionisti, commercianti lavoratori dipendenti – si sono sviluppate nell'epoca storica dell'industrializzazione.
La differenza di fondo tra destra e sinistra consiste nei diversi criteri di distribuzione tra gli attori sociali del reddito monetario generato dalla crescita della produzione di merci.
La destra sostiene che le parti debba farle il mercato perché ritiene che in questo modo si realizzi l'allocazione più efficiente delle risorse per far crescere l'economia.
La sinistra sostiene che se le parti le fa il mercato, i più forti si impadroniscono delle quote maggiori lasciando ai più deboli soltanto il necessario per la sopravvivenza.
È quindi compito dello Stato realizzare una più equa redistribuzione del reddito monetario mediante la tassazione progressiva e servizi sociali.
Questo, inoltre, è il modo più efficace per ampliare la domanda e rilanciare la crescita economica. L'equità sociale di cui la sinistra si fa portatrice è tutta interna i concetti di benessere e ricchezza che caratterizzano il sistema dei valori funzionale all'economia della crescita e in realtà si identificano con il tantoavere.
È una concezione dell'equità sociale storicamente e culturalmente determinata, coerente con la logica del sistema economico fondato sulla crescita della produzione e del consumo di merci.
Se la ricchezza in questo sistema si identifica con il denaro, cioè con la possibilità di comprare merci, la giustizia sociale consiste nella riduzione delle disparità di reddito monetario tra le persone e le classi sociali.
Consiste nel fare in modo che chi ha di meno abbia di più e chi può comprare di meno possa comprare di più.
Ma l'equità sociale e la difesa dei più deboli sono valori universali e atemporali, non un patrimonio dell'esclusivo della sinistra.
La precedono e non spariranno con la sua fine. Possono essere condivisi anzi anche senza schierarsi a sinistra, senza cioè condividere la loro attuale applicazione storica, e rientrano a pieno titolo nel sistema di valori di chi ritiene che la crescita della produzione di merci non può essere il principio fondante di una società perché le ragioni della vita devono prevalere su quelle dell'economia.
Un sistema economico e produttivo che non considera gli individui come mezzi per attuare la crescita e non utilizzi la loro capacità di lavorare per conseguire tale obiettivo, ma giudichi le attività economiche come strumenti per consentire agli esseri umani di vivere meglio realizzando le proprie potenzialità, per coerenza intrinseca con questo scopo non può non riconoscere a tutti il diritto non solo di non patire ristrettezze materiali, ma di realizzare al meglio le proprie capacità che si manifestano in forme diverse in ogni individuo.
Ciò precisato, un soggetto politico che ponga la decrescita a fondamento della sua elaborazione teorica e delle proposte concrete che se ne possono ricavare, è costituzionalmente alternativo sia alla destra, sia alla sinistra. Non perché si metta in una posizione di equidistanza tra questi due poli, ma perché si muove in un piano definito da altre coordinate rispetto a quelle in cui si collocano le opzioni di destra di sinistra.
Perché non si propone di agire all'interno della cornice storica del modo di produzione industriale, ma di uscirne. Perché non pone il sempre di più come scopo del fare, ma il sempre meglio come fine di un fare con notato qualitativamente, del fare bene, con la consapevolezza che spesso il meglio coincide con il meno.


Maurizio Pallante, Meno e meglio. Decrescere per progredire

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