Federico Aldrovandi


LETTERA APERTA a
Paolo Forlani, Monica Segatto, 
Enzo Pontani, Luca Pollastri, 
Simona Cenni e Sergio Bandoli

“Vi scrivo oggi, non perché non avrei voluto farlo prima, bensì perché, dati gli ultimi avvenimenti dopo la sentenza della Cassazione, sento di non potermi più astenere dal farlo.
Nel settembre del 2005 avevo poco più di 15 anni e la storia di Federico non la seguii né in televisione né altrove, a quel tempo non mi colpii nel profondo, forse ero troppo piccola e la vita di un diciottene normale non sapevo ancora cosa fosse.
Ben 5 anni dopo, nel 2010, il 25 settembre per la precisione, qualcuno pubblicò sul mio profilo Fb una foto di Federico per ricordarlo e fu quel giorno che la storia di Federico Aldrovandi entrò nella mia vita.
Ho passato interi pomeriggi a leggere, a guardare video, programmi, documentari e tutto ciò che era fruibile in rete e non per capire cosa gli era successo, chi fosse. Riguardo ciò che gli fosse successo, dalle mie ricerche, era ed è chiaro, riguardo chi fosse, bhè, non lo conoscevo e non lo conoscerò mai, so che avevamo delle cose in comune e so che potevo essere io, so che poteva essere chiunque.
Quando giovedì la sentenza della Cassazione ha confermato le accuse, ho pensato che, finalmente, per una volta, anche se con una pena che appare irrisoria di fronte al danno provocato e che non sconterete, giustizia, in ogni caso, era stata fatta e , se non altro, la memoria di Federico avrebbe potuto ottenere rispetto SENZA RISERVE, di modo che nessuno avrebbe più potuto dubitare di quel ragazzo.
Ero sicura sarebbe andata così.
Invece oggi, eccomi qui a scrivervi, perché dal 21 Giugno ho letto così tante di quelle cose che non avrei voluto leggere che, se non altro per inclinazione caratteriale, non mi permettono di stare con le mani in mano.
Vorrei potervi raccontare come si è a 18 anni, perché forse non ne portate il ricordo: la vita ti scorre nelle vene e tutto sembra possibile, vorresti provare ogni sensazione provabile nell’arco di un solo istante, vorresti amare, essere amato, la vita sembra una cosa così misteriosa della quale, paradossalmente, solo tu credi di aver trovato un senso, ci si sente grandi, invincibili e come è giusto che sia spensierati. Si ha tutta la vita davanti e la si tiene stretta a piene mani, perché neanche un secondo possa sfuggire. Si commettono errori, è ovvio sia così, ma a 18 anni niente sembra irreparabile e forse è vero.
Dovrebbe essere così, nulla dovrebbe essere irreparabile, ma per quel ragazzo steso a terra immobile e ammanettato sembra che il solo fatto di essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato, di fronte alle persone sbagliate, sia stato irreparabile. E questo non poteva e non può passare sotto silenzio. Ora ci sarebbero altre milioni di cose da dire per descrivere i 18 anni, ma queste possono bastare per cercare di farvi capire che tutto questo non può rendere un qualunque diciottenne un “cucciolo di maiale”. E nessuno, e sottolineo NESSUNO, dovrebbe permettersi, se non altro per decenza, di apostrofare così un ragazzo a cui è stato RUBATO, NEGATO E INTERROTTO il futuro e questo non VARRA’ MAI nessun risarcimento. Per quanto riguarda la famiglia di Federico, bhè, credo che non sia necessario continuare ad oltraggiarli in nessun modo per due motivi fondamentali oltre che per tutti gli altri:
1) Perché hanno già subito l’oltraggio più grande, quello di perdere la cosa più preziosa che un essere umano possa avere, perché sangue del proprio sangue, perché vita della propria vita.
2) Perché quella mattina non c’erano e di certo non hanno fatto nulla per provocare la morte di Federico.
Quello che vorrei capiste, perché vi assicuro non è difficile è che FEDERICO ERA UN RAGAZZO NORMALE, nulla di diverso, per quanto voi vi impegniate a farlo apparire un’anomalia…
In questi giorni ho sentito parlare di processo politico e mediatico, vorrei dirvi che di fronte a quel ragazzo steso sul tavolo dell’autopsia, l’unico rosso di cui si può parlare e quello del sangue che impregna il lenzuolo sotto la sua testa. Non c’è linea o parte politica che tenga di fronte a questo c’è solo tanta tanta sete di giustizia e tanta tanta forza dimostrata da una famiglia che, credo qualunque ragazzo a cui fosse succcessa una cosa del genere avrebbe desiderato avere lì a combattere e di cui essere fiero.
Ora l’unica cosa che mi resta da sperare è che quello che è successo a Federico e a tanti altri non accada più e che la loro memoria non venga più infangato. Quello che sento di dover chiedere voi è di riflettere su quello che, in questi giorni, avete scritto e di riflettere anche su un’altra cosa: la giustizia che vi ha condannati è la stessa che avete deciso di servire, fidandovi di essa…Dovreste continuare a farlo e rispettare quello che è stato deciso in tre gradi di giudizio e se proprio non riuscite a rispettare questo, rispettate almeno la memoria e la famiglia di un ragazzo di 18 anni che è stato ucciso.
Con la speranza di un futuro migliore per il mio paese.”
Irene Marinucci
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