Sei grillino!


Ogni tanto mi diverto a leggere le critiche che ricevo. Sintetizzando, sono di tre tipi. La prima riguarda l'accusa di narcisismo. Certo che lo sono: accusarmi di narcisismo è come accusarmi per avere gli occhi azzurri. Un'ovvietà, figlia del naturale rosicamento che suscito (spesso anche su me stesso). La seconda è quella di somigliare a Travaglio. Deluderò qualcuno, ma mi incazzerei se mi diceste che vi ricordo Pigi Battista, non certo se vi ricordo Marco, un amico e un maestro. Dirmi che ricordo Travaglio, con cui ho tante cose in comune ma anche tante differenze, mi fa sentire come Stevie Ray Vaughan quando gli dicevano che ricordava Jimi Hendrix. Una bella sensazione.
La terza critica è la più rancorosa e al tempo stesso la più debole: "sei grillino". In primo luogo, se anche lo fossi, non sarebbe un reato o un difetto, a meno che non si intenda diffamare 9 milioni di italiani o si ritenga al tempo stesso che anche "piddini" o "renziani" siano un insulto. In secondo luogo, chi mi accusa di "grillismo" non mi vorrebbe "equidistante" ma chino e adorante nei confronti del Pd. Come già fa il 90/95% di informazione: non vi mancheranno i punti di riferimento, cari compagni livorosi, da Lerner alla De Gregorio. In terzo luogo, io ho votato M5S a febbraio, come in passato ho votato Prodi (2006) e Di Pietro (2008): li ho votati, mica ho stretto un patto di sangue. Magari domani li rivoto e magari no. Dipenderà da loro (e dagli altri).
Cosa significa, poi, essere "grillino"? Se vuol dire accettare tutto quello che dicono e scrivono Beppe Grillo e Yoko Casaleggio, comprese le bischerate cicliche, proprio no. Li ho criticati come nessuno, anche quando nessuno ne parlava, e infatti mi sono beccato pure io la scomunica dal blog. Se però essere "grillino" significa riconoscere a Grillo anche il valore innegabile delle sue tante battaglie meritorie; se significa rifiutare l'idea trasversalmente condivisa dal giornalismo italiano di ritenere i 5 Stelle l'unica fonte di ogni male; se significa dare più importanza al caso Cancellieri che alle sirene che esistono; se significa sperare che nella politica di domani ci siano più Morra che Faraone, più Di Maio che Boccia, più Taverna che Santanchè, più Villarosa che Speranza, più Civati (quelli bravi non sono solo nel M5S, per fortuna) che Finocchiaro, più Fava che Brunetta, più Airaudo che Giovanardi: e se significa sentirsi più vicini al "rinnovamento totale" che al cambiamento sin troppo morbido e forse finto-furbino dei renziani; ecco, se essere "grillini" significa questo, allora lo sono. Anche se ero e resto, semplicemente, uno che dice e scrive quello che pensa. Senza padroni, senza preconcetti. Talora sbagliando, come tutti e forse più di tutti, ma provando sempre a non smarrire gli unici due punti 
 cardinali che mi interessano: libertà di pensiero e onestà intellettuale.


Andrea Scanzi

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