5 punti per i 5 stelle



Sottoscrivo quanto scritto in questi giorni da Massimo Riva, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Lecco.

"Inutile negare che la "vicenda Pizzarotti", a prescindere da come verrà risolta, lascerà aperti una serie di interrogativi cui saremo chiamati a dover rispondere.
  1. Ruolo "esecutivo" della Casaleggio Associati nel dettare la linea politica o prendere decisioni. Inaccettabile per un Movimento che si professa orizzontale e privo di gerarchie (che invece ci sono). La linea politica deve essere decisa in maniera collegiale dalla base. Rousseau riuscirà a consegnare nella mani della collettività della base il potere di indirizzo ed esecutivo finora negatoci a livello nazionale o anche solo sovracomunale?
  2. Legittimazione democratica di ogni ruolo ed incarico, fosse solo anche di coordinamento e supporto. Non sono accettabili nomine calate dall'alto o peggio successioni dinastiche. Questa criticità ci rende vulnerabili agli attacchi e ci drena impegno nel tentativo (spesso maldestro) di contrastarle, distogliendoci dalla proposta programmatica su cui vorremmo catalizzare l'attenzione.
  3. Legittimazione democratica di ogni scelta strategica che riguarda la nostra azione politica nazionale. Vedi interrogativo al punto 1).
  4. Collegialità nelle decisioni attraverso le votazioni in rete. Sono poche e di fatto ratificano decisioni già prese "in alto". Vedi interogativo al punto 1)
  5. Regolamento certo che codifichi ruoli, funzioni e turnazione oltre che comportamenti e condotte in determinate situazioni. Nella sostanza dei fatti "Non Statuto" e "Regolamento eletti" presentano delle lacune da colmare.
Anche qualora si arrivasse alla sua espulsione, non è che rimuovendo la persona si porrà fine alle criticità evidenziate o agli errori che da ambo le parti sono stati fatti in questi 3 anni.
Le problematiche restano comunque sul tavolo e dire "va tutto bene madama la marchesa" non ci aiuta a crescere ed evolvere. Sempre che lo si voglia fare ovviamente...
Ne evidenziamo alcune che sono il frutto sia di riflessioni personali sia del confronto sistematico con chi si avvicina a noi e magari potrebbe partecipare alle attività, ma che si blocca perché non disposto a fare "atti di fede" nei confronti di situazioni che noi stessi attivisti (anche con incarichi istituzionali) facciamo fatica a comprendere e spiegare.
O cerchiamo noi della base di farci carico di proporre qualcosa che ponga rimedio alle questioni sopra citate o comunque ci verrà imposto dalla normativa nazionale. Siamo dell'idea che i processi in atto non vadano subiti ma gestiti.
Cosa ne pensate?"

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