Referendum prostituzionale

Questi 5Stelle sono nati con la camicia. Ogni volta che fanno una boiata, Renzi riesce a farne una più grossa e a rimettere le cose (e i sondaggi) in equilibrio. Se poi la tv e giornaloni raccontassero tutte le boiate del Pd e del governo con gli stessi spazi e la stessa morbosità che dedicano a quelle dei 5Stelle, si capirebbe che questi sono ancora dei dilettanti. Ieri la giunta Raggi ha perso per strada l’ennesimo assessore al Bilancio, il giudice contabile Salvatore Tutino, finito nel tritacarne stavolta non della stampa cattiva, ma delle faide interne al M5S. Sputtanato senza motivo da Fico & Ruocco, che hanno riesumato una vecchia interrogazione parlamentare basata sul nulla: l’accusa al governo Letta di averlo nominato in una certa data per garantirgli un superstipendio oltre il tetto nel frattempo fissato per legge, tetto che invece si applicò retroattivamente a tutti, Tutino incluso. Così, mentre Grillo intimava ai suoi “portavoce” di non usarla più, la voce, la Raggi ricominciava le ricerche per riempire la casella più importante della giunta, vacante da due mesi dopo l’uscita di Minenna con tutto il cucuzzaro. Nemmeno il tempo di leggere l’ennesimo autogol dei Tafazzi grillini, ed ecco Renzi correre a festeggiare il 110° compleanno (wow!) della Salini-Impregilo con l’ennesima televendita alla Wanna Marchi: “Siamo pronti a sbloccare il ponte sullo Stretto per creare 100 mila posti di lavoro”. Per collegare mafia e ‘ndrangheta.

Trattandosi di un’opera inutile, costosa e irrealizzabile, a suo tempo (quello di B.) aggiudicata proprio alla Salini-Impregilo e poi bloccata da San Di Pietro nel secondo governo Prodi, più che una televendita questa è proprio una marchetta. Cosa avrebbero detto il Tg3, Repubblica, l’Unità, ma anche il Corriere della Sera (che per anni ha ospitato decine di puntute inchieste anti-Ponte di Stella e Rizzo) e soprattutto il Pd se le stesse parole le avesse pronunciate B. per il suo 80° compleanno (al posto di quello di Salini-Impregilo)? La risposta è semplice: basta scorrere gli archivi della Rai e dei giornali suddetti o le pagine social dei twittatori pidini per trovare di tutto e di più. Sentite la vicesegretaria Pd Debora Serracchiani il 16.2.2013: “Berlusconi: ‘Prima di morire spero di attraversare il Ponte di Messina’. Viva pure a lungo, ma provi a non dire scemenze”. Ieri, purtroppo, non risulta che la Serracchiani abbia rivolto lo stesso invito a Renzi, altrimenti non sarebbe più la vicesegretaria Pd. Ora che il Ponte lo benedice Lui, diventa l’ottava meraviglia del mondo che tutti ci invidiano.

Anche se un certo Matteo Renzi, il 1.10.2012, aveva tuonato: “Continuano a parlare dello Stretto di Messina, ma io ritengo che gli 8 miliardi a disposizione per quest’opera dovrebbero essere dirottati sulla scuola pubblica per realizzare nuovi edifici e rendere più moderne e sicure le scuole”. Questi voltagabbana, se al posto loro ci fosse B. e tentasse di comprare voti pur di scassare la Costituzione, riuscirebbero persino a dire quel che hanno ripetuto per vent’anni. E cioè che il Ponte serve per accaparrarsi i voti sia di Cosa Nostra sia della ‘ndrangheta, che da un capo all’altro dello Stretto attendono con ansia la nuova mangiatoia degli appalti e dei subappalti: picciotto, vota e fai votare, #bastaunsì. Invece, com’è noto, da quando c’è Renzi, è sparita anche la mafia. Almeno dai media. Infatti il governo si accinge ad ammorbidire il carcere per i mafiosi (vedi intervista del giudice Ardita sul Fatto di ieri). Così, il 4 dicembre, anche nei seggi dei penitenziari, si leverà un solo grido di giubilo referendario: Sììììì!

Idem in Sudamerica, dove la ministra Boschi è in tournée per la Pampa a spese nostre per fare propaganda al Sì. Immaginate una Carfagna al suo posto: quanti strilli dei sinceri democratici. Invece zitti e Boschi. Renzi è il nuovo Re Mida, anzi Media. Tutto ciò che in mano a B. puzzava, in mano a lui profuma di Chanel numero 5: l’abolizione dell’art. 18, le leggi salva-evasori e anti-giudici, l’attacco alla Costituzione, i parlamentari nominati, i disastri sulla scuola, l’occupazione Rai con epurazioni, le Olimpiadi a Roma, Verdini&Alfano&Cicchitto.

Lunedì Linea Notte ha mostrato per un attimo, inavvertitamente, la prima pagina del Fatto col titolo “Renzi ci fa votare con l’Austria e cerca i soldi per gonfiare i Sì”. Panico in studio. Maurizio M’annoi, lingua felpata e salivazione azzerata, ha chiesto aiuto a Claudio Tito, caporedattore di Repubblica, che aveva appena zittito un attore reo di criticare l’“informazione” in Italia (non sono i giornaloni che disinformano, “è la società civile che non vuol essere informata”). Una gag alla fratelli De Rege. M’annoi, la spalla, dava l’assist: “Inzomma, non ho capito bene – se posso permettermi, visto che ogni volta gli amici del Fatto si arrabbiano – questo accostamento negativo con l’Austria”. E Tito, il comico titolare, faceva la battuta: “Incomprensibile. A meno che non ci sia qualcuno con la doppia cittadinanza…”. Da scompisciarsi. Eppure non era difficile capire che, fissando il referendum lo stesso giorno delle elezioni in Austria che minacciano di sancire la vittoria della destra xenofoba di Norbert Hofer, e due giorni prima di quelle americane che rischiano di portare alla Casa Bianca Donald Trump, i trombettieri renziani prenderanno tre piccioni con una fava: un unico grande grido di battaglia contro i tre “populismi” che minacciano il mondo. Chissà, magari toccherà proprio a Tito, poveretto, vergare il disperato appello fine-del-mondo su Repubblica. I tre piccioni saranno Hofer, Trump e il No. Si accettano scommesse su chi sarà la fava.
Marco Travaglio, il fatto quotidiano, 28 settembre 2016

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