Mar West

Certo che questi sedicenti cacciatori di fake news non scherzano, quanto a fake news. Stendiamo un velo pietoso sul New York Times che addita i 5Stelle come untori di morbillo: è lo stesso giornale umoristico che vaticinava un “momento Brexit” per l’Italia in caso di vittoria del No al referendum del 4 dicembre, con altri strascichi apocalittici: “Destabilizzazione della traballante economia italiana”, “serie implicazioni per il travagliato sistema bancario italiano”, “effetto contagioso in tutta l’Eurozona”. Tralasciamo anche, per carità di patria, le belinate dei siti di Repubblica e Corriere che, nell’ansia di dimostrare l’inesistente campagna pro-morbillo del M5S, riesumano una battuta di Beppe Grillo sulla difterite in uno show del lontano 1998 (10 anni prima che nascessero i 5Stelle). Parliamo di cose serie, cioè delle inchieste siciliane sui rapporti anomali fra alcune Ong e i trafficanti di migranti nel Mediterraneo. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, vilipeso o tirato per la toga da questo o quel politico, segnala ancora una volta al Parlamento (dove i partiti l’hanno convocato due volte apposta, anche quelli che gli intimano di parlare solo con gli atti, cioè di tacere) le disfunzioni, le opacità e gli ostacoli alle inchieste svelati non dai suoi incubi notturni, ma dai rapporti dell’intelligence dell’agenzia europea Frontex e dalla nostra Marina Militare, in gran parte processualmente non utilizzabili, nella speranza che chi può e deve intervenga. Intanto, se Zuccaro parla di “fase pre-investigativa” a Catania, Panorama rivela che la Procura di Trapani ha aperto ufficialmente un’indagine per favoreggiamento all’immigrazione clandestina su una Ong che avrebbe trasportato migranti forniti dai soliti scafisti senz’aver ricevuto alcun Sos né richieste d’intervento dalle autorità italiane. E dire che ancora ieri i giornaloni vaneggiavano su uno “scontro fra procure” e su Zuccaro “smentito” dal procuratore di Siracusa Paolo Giordano, solo perché l’uno indaga e l’altro no. Ora gli ottusi negazionisti che da giorni insultano Zuccaro come un mezzo matto al servizio delle destracce populiste (quello zuzzurellone di Luigi Manconi, sulla fu Unità, lo chiama “Carmelo Forse”) e secernono fumi e liquidi neri per confondere le navi e le acque, difendendo a prescindere tutte le Ong, anche quelle battenti bandiera maltese o neozelandese o panamense (paradisi fiscali, oh yes), quelle che rifiutano ogni collaborazione con i pm e persino col Parlamento, quelle di cui si ignorano finanziatori, regole d’ingaggio e referenti, sono serviti. I fatti, per fortuna, sono più forti dei pregiudizi e delle balle.
1. Dice Zuccaro: “Non posso rivelare l’esistenza di indagini. Io parto da tre fatti: a) in alcuni casi le Ong hanno varcato i confini delle acque libiche; b) l’esistenza di comunicazioni via radio o web tra terraferma libica e soggetti a bordo delle navi dei soccorritori (chi è che chiama i soccorritori dalla Libia?); c) il distacco dei trasponder emerge in maniera oggettiva: quel tipo di strumento può non dare segnale o perché disattivato o perché si trova in una zona d’ombra”. E propone che, “se un trasponder non dà il suo segnale, si alzi in volo un velivolo che vada a vedere dove sta operando quella nave, se entra in acque libiche o comunque viola le norme”.
2. Alcune Ong recuperano i migranti al limite o dentro le acque territoriali libiche, anche col nobile intento di salvare vite (obiettivo non sempre centrato, visto che i morti in mare aumentano a vista d’occhio). Ma purtroppo questo parrebbe vietato dalla legge italiana e dalla Convenzione di Amburgo.
3. Questa prassi borderline produce almeno due conseguenze nefaste: a) gli scafisti, sapendo di dover navigare solo per poche miglia, usano imbarcazioni ancor più pericolanti e adottano precauzioni ancor più blande di prima, mettendo vieppiù a rischio la vita dei migranti; b) se non escono più dalle acque libiche o non si bagnano neppure i piedi, non possono essere né intercettati, né arrestati, né processati. Zuccaro propone “l’impiego di polizia giudiziaria in alto mare, anche sulle navi delle Ong, la possibilità di indagare in acque libiche e investigare sui finanziamenti delle Ong” e soprattutto di “intercettare le comunicazioni con satellitari e digitali” per identificare i trafficanti e i loro collegamenti (oggi mancano le “apparecchiature costose” di captazione).
4. “Gli scafisti vengono istruiti a gettare il telefono in mare se il soccorso viene operato dai militari. Se invece il salvataggio viene operato dalle Ong, il telefono viene recuperato”, racconta ancora Zuccaro, che chiede di secretare la sua audizione quando parla delle “imbarcazioni sospette che affiancano quelle dei trafficanti al momento del salvataggio“. Ma, a proposito di alcune Ong, parla di figure “non proprio filantropiche” e di “risorse ingenti” di misteriosa provenienza per acquistare “strumentazioni avanzate”, come “i droni in uso alla maltese Moas”. I fondi spropositati sono un fatto, la provenienza illecita no: infatti il pm distingue i due piani, ricordando la difficoltà di indagare all’estero e l’interesse delle “organizzazioni mafiose alle ingenti quantità di risorse a disposizione dell’accoglienza dei migranti”.
5. Le richieste di soccorso alle Capitanerie di porto, a furia di appaltare i “salvataggi” ad associazioni benemerite, ma private, sono crollate: si preferiscono i contatti diretti con le Ong, fuori di ogni controllo pubblico. Visto che poi solo una parte dei richiedenti asilo ne ha diritto, sarebbe meglio che gli Stati, anzitutto il nostro, si riappropriassero del controllo di queste bibliche migrazioni nel Mar West, un tempo detto Mediterraneo. Sempreché esista ancora, uno Stato.

Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 4 maggio 2017

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