Monselice, Calusco d'Adda, Tavernola Bergamasca...



Un fantastico Francesco Miazzi descrive la situazione di Monselice (PD) dove un cementificio della Buzzi Unicem chiede di usare #CSS come combustibile.
Come a Monselice, anche a Calusco d'Adda "è tutto a norma". Però... ci sono dei "però" che sino ad ora, in quasi tre anni e i numerosi articoli pubblicati sulla stampa locale bergamasca, nessuno ha mai messo in evidenza:
1) i limiti concessi ai cementifici sono dalle 3 alle 9 volte superiori a quelle degli inceneritori
2) il flusso di massa dei fumi di un cementificio è di circa 10 volte superiore a quello di un inceneritore di medie dimensioni (come quello di Dalmine, per fare un esempio)
3) il clinker verrà cotto anche a 2000 °C, ma nell’intervallo tra i 200 e i 450 °C si formano diossine e ad oggi non risulta che i cementieri abbiano inventato la "bacchetta magica" del raffreddamento rapido dei fumi...
4) secondo l’EPA (Ente di Protezione Ambientale americano) i cementifici che utilizzano rifiuti emettono 24,34 nanogrammi di diossina ogni chilogrammo di clinker prodotto...
5) la determinazione insistente con cui i cementifici chiedono di utilizzare CSS (plastica, gomme e pneumatici) al posto del petcoke deriva dai milioni che entrerebbero nelle loro tasche (circa 100 euro ogni tonnellata).
E presto questa situazione potrebbe essere replicata a Tavernola Bergamasca... Naturalmente, tutto a norma di legge...
#NonBruciamoIlNostroFuturo

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