Inceneritori: basta balle!



Ho letto con enorme interesse le due pagine che L’Eco di Bergamo ha dedicato giovedì 24 ottobre al progetto di ampliamento della rete di teleriscaldamento a Bergamo ad opera di a2a e di Rea, con un investimento di oltre dieci milioni.
Di seguito vorrei poter condivider con i lettori de L'Eco alcune considerazioni.
Innanzitutto chi sino a ieri a Bergamo parlava di “temo valorizzazione” dei rifiuti utilizzava una terminologia errata. Infatti, per stessa ammissione di Lorenzo Spadoni, amministratore delegato di a2a, leggo che il calore prodotto bruciando rifiuti, durante la notte non “produce” nulla, non essendo richiesto calore nelle abitazioni. Immagino che la stessa cosa valga anche nelle stagioni calde, quando non è necessario accendere alcun calorifero.
Quindi per gran parte dell’anno queste enormi stufe, da anni, bruciano rifiuti e basta, senza alcun ritorno in termini di calore o di energia come ci è stato propinando fino a ieri in ogni salsa... E anche quando producono calore, lo fanno con una bassissima resa energetica: il 25% ad essere buoni.
In un altro articolo, benché si insista nel parlare di “economia circolare”, viene scritto nero su bianco che gli inceneritori, incredibilmente, non fanno sparire tutta la materia che bruciano (viva De Lavoisier, aggiungo…): circa un 25-30% di quanto incenerito resta sulle griglie dell’inceneritore sotto forma di ceneri che devono essere poi stoccate (con costi non da poco) nelle miniere di sale in Germania. Gli inceneritori, quindi, non risolvono alcun ”problema dei rifiuti”, ma anch’essi producono rifiuti altamente tossici, alla faccia di chi, ancora pochi giorni fa scriveva sulle pagine del vostro bellissimo inserto dedicato all’ambiente che “in Italia ci vorrebbero altri cinque o sei nuovi inceneritori”, da aggiungere ai già oltre 40 già presenti: inceneritori ed economia circolare nella stessa frase sono un orrendo ossimoro!
Leggo poi, in un altro articolo, che il nuovo assessore all’ambiente di Bergamo “promette” di avviare la tariffa puntuale (uno dei capisaldi della strategia Rifiuti Zero) entro il 2020. Ora, se la memoria non mi inganna, nella precedente campagna elettorale del 2014 (!), l’attuale sindaco Giorgio Gori, spalleggiato in conferenza stampa dall'attuale viceministro all'Economia Antonio Misiani, aveva fatto analoga promessa. Promessa poi rimandata sempre di anno in anno sino all’attuale. Insomma, è da cinque anni che “a Bergamo si farà la tariffa puntuale”, ma si continua a rimandare questa attuazione. Spero solo che non si decida di adottarla a partire dalla calende greche…
Veniamo ora ai motivi tecnici di cui parla l'assessore Zenoni: non vorrei che fossero della stessa a2a… in effetti se si ha bisogno di un enorme quantitativo di rifiuti per implementare questo progetto di teleriscaldamento, ma allo stesso tempo si avvia un servizio di raccolta differenziata in cui si incentiva la differenziazione dei rifiuti, premiando economicamente i cittadini virtuosi e riducendo il secco residuo del “sacco nero”, qualche problema potrebbe insorgere.
I paesi scandinavi che hanno investito negli anni Ottanta/Novanta enormi quantità di denaro pubblico per creare una rete di teleriscaldamento (portati spesso ad esempio anche sulle pagine de L'Eco di Bergamo) infatti, in questi anni stanno affrontando un’enorme crisi: non hanno più rifiuti da bruciare! L’Europa, infatti, a differenza di quanto dice in un altro articolo Marco Sperandio presidente di Rea Dalmine, ci chiede di ridurre i rifiuti, riciclarli e recuperare materia, non certo di incenerirli. Recentemente, la BEI (Banca Europea degli Investimenti) 
ha appena rifiutato di finanziare la realizzazione di un inceneritore a Belgrado "per i rischi di confliggere con la prevenzione e il riciclo, e dunque di andare contro gli obiettivi ambientali dell'Unione Europea, di cui la Serbia deve tener conto nell'istruttoria per il suo eventuale ingresso".
Anzi, proprio nell’ultimo pacchetto sull’economia circolare si chiede ai paesi membri di smetterla di incentivare gli inceneritori (vedi certificati verdi, gli ex cip6, presenti ancora nella nostra bolletta energetica). Già perché, che ci crediate o no, l’industria degli inceneritori è l’unica al mondo che si fa pagare la materia prima per funzionare: circa 100 € per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti “per produrre calore”.
Da ultimo merita di essere sottolineato l’aspetto sanitario, nonostante le sperticate rassicurazioni che “tutto va bene e tutto è a norma”. Se il forno funziona a temperature oltre gli 800 gradi centigradi, h24, infatti, non si formano le diossine, ma mi pongo qualche domanda sulle nanoparticelle (particelle più piccole delle Pm 2,5) che un recente studio canadese ha stabilito con assoluta certezza essere causa di tumori. Resta poi da spiegare come si facciano a cambiare i filtri che “fermano tutte le altre polveri” (perché ogni filtro prima a poi si riempie e va sostituito…). In questi momenti si dovrà pur spegnere il forno, le temperature si abbasseranno, con conseguente produzione di diossine (e in questo caso non c’è filtro che possa fermarle..).
Insomma, prima di permettere un investimento così cospicuo (parliamo di oltre dieci milioni) 
sarebbe auspicabile, per fugare ogni dubbio, una bella indagine epidemiologica (con metodo Crosignani). Purtroppo non ho ancora visto un’amministrazione farne eseguire una (magari ad un ente autonomo, e non all’azienda che gestisce l’inceneritore, come invece si è soliti fare in Italia).
In conclusione, se vogliamo provare a dare una reale soluzione al "problema" dei rifiuti, forse dovremmo provare a cambiare strada: smetterla di continuare a parlare di inceneritori e cominciare a pensare a Riprogettare i prodotti che vengono messi sul mercato, facendo in modo che durino a lungo (stop quindi all'obsolescenza programmata), che sia possibile ed economico sempre ripararli e che, alla fine della loro vita, come l'universo degli imballaggi che li accompagnano, siano interamente riciclabili. Ci vorrà del tempo, ma la strada da seguire è quella. Ed è l'unica percorribile. Sono certo che Greta Thunberg approverebbe.

Giorgio Elìtropi
Associazione 5R Zero Sprechi

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