Caro Giuseppi, meglio aspettare….

 


Grillo è convinto che Conte non si metterà in proprio (“Fa la fine di Monti”). “Il Foglio”

Una lista Giuseppe può superare il 15%. “La Repubblica”

Accettare la convivenza con Grillo? Oppure scappare a gambe levate e fondare un partito? E se invece la soluzione per Giuseppe Conte fosse soltanto: saper aspettare? 

Il grande giornalista Ryszard Kapuscinski, dopo aver girato il mondo e raccontato guerre, rivoluzioni, colpi di stato, condensò in una frase la sua esperienza: “L’essenziale, in politica, è sapere aspettare: il più bravo a farlo vince la partita”. 

La scoperta dell’acqua calda? Non tanto visto che viviamo nell’età dell’immediato, dove ogni giorno, ogni ora, ha la sua pena e il suo tweet, altrimenti si dimenticano che esisti. Questo dice la vulgata social, ma non è (più) vero. Dopo un lungo, insopportabile frastuono oggi il silenzio, proprio perché rarissimo come l’iridio, è la merce più quotata al mercato della comunicazione. 

Un apparente ossimoro di cui Mario Draghi è il campione indiscusso. Non dice mai (quasi) niente ma lo dice benissimo.  Prendiamo le presenze televisive: i cosiddetti leader continuano a pensare che l’occupazione dei talk sia il concime del consenso. Ma non è (più) così da molto tempo, come dimostra la mediocrità degli ascolti. La pandemia ha falciato vite umane e vecchie abitudini. Oggi la rissa tv, il darsi sulla voce, il partito del partito preso producono nel pubblico imbarazzo e tristezza. Stravincono la capacità di argomentare, l’equilibrio, la pacatezza, l’ironia, che quando è autoironia spacca.  Certo che la virtù dell’attesa è antica come il potere: Giulio Andreotti ne fu il campione quando si assentava per anni sicuro che prima o poi lo avrebbero richiamato. Allora c’era la Dc dei veleni e dei pugnali. Oggi c’è la marmellata M5S. Dia retta professor Conte, si goda una meritata vacanza. Ne approfitti per girare l’Italia e per ascoltare gli italiani. Non per raccogliere voti ma per conoscere.  Già a settembre potrebbe essere cambiato molto. Machiavelli: “Non c’è nulla di più difficile da gestire, di esito incerto e così pericoloso da realizzare dell’inizio di un cambiamento”. Ecco, visto che il cambiamento non l’hanno voluto da lei, che se la sbrighi l’Elevato.


Antonio Padellaro, Il Fatto quotidiano, 27 giugno 2021

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