Il ponte precario della val trebbia


Le scrivo per raccontarle un fatto accaduto nella Val Trebbia, tra Piacenza e Genova. Tra i vari disastri idrogeologici dell’ottobre scorso, è crollato anche il ponte di Lenzino, costringendo gli abitanti di una valle già lontana da tutto a dover fare una deviazione ribattezzata “il giro dell’asino”, per evidenti motivi. Sulla carta la manutenzione era stata fatta da poco, eppure il ponte era in evidente stato di dissesto e infatti è crollato. Una settimana dopo, Paola De Micheli venne sul posto contornata dai nostri sindaci locali e decretò che sarebbe sorto un ponte provvisorio lì vicino, per mano di Anas (l’ente che doveva controllare che non cadesse). Tempo stimato sei mesi, per una spesa approssimativa di circa 2 milioni di euro. Devo ripeterlo: 2 milioni di euro per un ponte provvisorio. Nel frattempo la Ss45 sarebbe rimasta spezzata e tre Comuni, che sopravvivono grazie a piccole ventate di turismo, isolati per sei mesi. Nevicate e italianità hanno ovviamente allungato i tempi. La cosa che mi brucia, e molto, è che a Piacenza il mio vicino di casa è il Genio pontieri. Non ho sentito richieste di intervento del Genio da parte di nessuno dei nostri politici locali, nonostante tutta la popolazione si chiedesse perché non intervenisse. Forse perché deve essere Anas a fare il lavoro e a spartirsi questi soldi, tanto non è mica un'urgenza. Ultimi ragguagli sui lavori in corso: il ponte Bailey provvisorio sarà pronto entro fine maggio (come no) alla modica cifra di 4.350.000 euro. Parliamo di 54 metri di ponte, non il Morandi. Quello definitivo sarà in consegna tra un paio di anni e sorgerà sulle ceneri di quello vecchio, per soli 21 milioni di euro. Nel frattempo sono usciti dei vincoli della Soprintendenza, le belle arti... già la strada è così comoda, perché apportare migliorie tagliando qualche curva? Bisogna rifarlo uguale, dicono. Quindi, se paghiamo Anas che non controlla, il Genio che non interviene e i ministri che non ci ascoltano, allora manteniamo enti che non ci servono. Vi ho scritto perché credo che sia un tassello di un infinito puzzle che non deve andare perduto, ma custodito fino alla resa dei conti: questo vecchio sistema deve arrivare a un epilogo prima o poi.

Valentina Carbone, lettera inviata a Il fatto quotidiano, 6 luglio 2021

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